Polvere

La polvere

Film: La polvere del tempo

Libri: La bussola d’oro

“I libri che esercitano l’influenza più grande e più vera sono quelli di narrativa. Non vincolano il lettore a un dogma, che in seguito potrebbe rivelarsi inaccurato né pretendono di impartirgli una lezione , della quale poi bisogna dimenticarsi. Essi non fanno che ripetere riformulare , chiarire la lezione della vita; ci svincolano dalla compagnia esclusiva del nostro io, ci obbligano a far conoscenza con altre persone e ci mostrano, non nel modo in cui potremmo vederla da soli, ma con un notevole slittamento di prospettiva, un’intera rete di esperienze- e quell’ego mostruoso e divorante , che è il nostro essere, viene, per una volta, messo in disparte”. Robert Louis Stevenson- L’arte della scrittura

Di fronte a me mentre sono seduta a scrivere, c’è la polvere. La polvere che entra in casa mia, la polvere che si ammassa sui miei libri.

Mi viene in mente il titolo dell’ultimo film del regista greco Theo Angelopoulos che si chiama La polvere del tempo in cui Bruno Ganz dice “è la polvere del tempo che cade su ogni cosa, su tutti noi, grandi e piccoli”. Non è il film più bello di uno dei più grandi registi del Novecento, che in un solo piano sequenza ha saputo raccontare il mondo dalla mitologia greca ai totalitarismi. Viaggio a Citera, Lo sguardo di Ulisse, L’eternità è un giorno sono i suoi film più riusciti, in cui la sua cinepresa è diventata davvero strumento di indagine della Storia, quella con la S maiuscola, quella che sconquassa le vite delle persone prima di alterare gli equilibri del mondo.

La polvere del tempo non è il suo film più bello, no, ma di certo è il suo film più sentimentale.

È un suo testamento, il tentativo di dare un senso a una carriera di un autore che ha cercato nel cinema un mezzo per darsi delle risposte.

La polvere del tempo si posa su tutto: le relazioni, le persone, ma anche la cattiveria, il male, il dolore e le guerre. La polvere del tempo ricopre il passato, lo edulcora, ci fa ricordare in positivo esperienze negative.

I miei ex fidanzati

I miei ex datori di lavoro

La Seconda Guerra Mondiale

Gli orrori del nazismo

Il mio timore oggi è che un giorno tutta questa ansia, questa paura, questo senso di sospensione sarà ricoperta di polvere. Non ce la ricorderemo più e ricominceremo a correre come se nulla fosse successo.

Una parentesi nella nostra vita.

Quella volta in cui per due mesi abbiamo ordinato solo cibo da asporto e non abbiamo potuto vedere i nostri amici. Quella volta in cui abbiamo passato le giornate a letto a vedere Netflix. Quella volta in cui mi sono sentito un eroe della nazione perché non ho messo piede fuori di casa per 720 ore consecutive.

Quella volta in cui ho capito  che in fondo mio marito non lo amavo più di tanto. Anzi, non lo sopportavo proprio.

La vicinanza forzata di certo non è un collante d’amore. Dopo l’emergenza coronavirus in Cina si è verificato un boom di divorzi. Inizio a pensare che ritrovarmi da sola a parlare con le pentole non sia poi così male. Anche se poi apro instagram e vedo foto di coppie abbracciate, che si sorreggono e sostengono, mentre io stappo una bottiglia di vino.

Casa mia è piena di polvere. Lo è sempre stata. Non ci posso fare niente. Il gene della casalinga perfetta che dalla mia bisavola è passato a mia nonna e poi a mia madre, con me ha saltato il turno.

Ci provo, ma non ci riesco. Da quando sono entrata in questa casa, che ho scelto come volevo io con la luce che entra dalle grandi finestre con un piccolo giardino, ce l’ho messa tutta per essere più ordinata, rigorosa, attenta. Ma non ho mai raggiunto l’obiettivo.

In questi giorni di eterno presente pulire è diventata una mia valvola di sfogo, il modo che ho per ritrovare connessione con l’ambiente che mi circonda: la mia casa.  Lavo i pavimenti con la stessa foga con cui mi infilo nella doccia anche due volte al giorno per lavarmi i capelli. Sconfiggo i batteri, i virus, i microbi e sento meno il peso del tempo.

Ora sono in piedi con uno straccio in mano e decido di svuotare la libreria. I miei libri mi hanno accompagnata da una casa all’altra riempiendo scatoloni e rimanendo silenziosi. Oggetti pazienti, che immobili aspettano di essere riaperti.

Voglio fare ordine, ritrovare quello che ho dimenticato. Mi ritrovo sommersa di polvere e di carta. Da parole che mi ero scordata di aver letto. Romanzi, saggi, pezzi di storia della letteratura, libri di cucina, gialli. In ognuno di loro cerco una fonte di ispirazione. In ognuno di loro cerco le parole giuste.

Mi capita in mano un libro che si è infilato nel mio bagaglio culturale e nella mia crescita ma senza che ci riponessi troppa attenzione.

Quando mi chiedono, quali sono i tuoi libri dell’infanzia? Rispondo: Piccole Donne, Orgoglio e Pregiudizi, la collana Mursia di romanzi con protagoniste orfanelle che diventano istitutrici che ho ereditato da mia mamma. Bianca Pitzorno. I Gaia Junior, la collana Mondadori con le coste lilla e storie di ragazzine coraggiose.

Ora che me lo ritrovo in mano, la memoria riaffiora all’improvviso e ricordo  quanto questo libro mi sia entrato nel cuore e nel cervello e mi abbia cambiato la prospettiva delle cose. Ed è un romanzo che parla di polvere.

Ho letto La Bussola d’oro di Philip Pullman quando è uscito e avevo 11 anni. Non faccio parte della generazione cresciuta col maghetto Harry Potter e non ho mai avuto una spiccata propensione per il fantasy. L’ho sempre trovato distante, nonostante abbia sempre riconosciuto il potere dell’epica, della lotta tra bene e male e tra chiaro e oscuro, che diventa metafora di passaggio dall’età dell’innocenza a quella adulta. Ma il fantasy “classico”, che identifichiamo per dargli un nome con quello “Tolkeniano” popolato da streghe, elfi, maghi e leggende non ha mai acceso l’unico potere che ti porta davvero a vivere una storia entrandoci con tutto il copro, la mente e le emozioni: il potere dell’immedesimazione.

Nel fantasy non mi sono mai immedesimata né, come invece mi è successo con la fantascienza o la distopia,  ho sentito di trarne motivo di entusiasmo e delle lezioni.

Mi sono dovuta ricredere però quando anche io, come molti, mi sono affezionata fino allo stordimento all’universo di Game of Thrones, in cui i draghi però buttano fuoco su un mondo fatto di intrighi politici in una grande allegoria delle derive più oscure del potere, in cui i personaggi vengono tratteggiati nella loro complessità e nel loro tentativo di muoversi perseguendo le proprie ragioni più o meno nobili- e per lo più egoistiche. La caratteristica principale di Game of Trones è che è un fantasy mascherato da saga storica, in cui è il realismo, non il senso di magico, il metro narrativo.

Dov’è Jon Snow, perché non viene a salvarci da quel grande Estraneo che è il Virus? Mi domando appoggiando lo straccio.

“Lyra è testarda, allegra schietta, leale ed eloquente. È anche selvatica e intrattabile e una bugiarda manipolatrice, occasionalmente stupida. Lyra possiede, in altre parole, una complessità di carattere e una debolezza tragica insolite in un’opera letteraria destinata ai bambini”. Lo scrittore Michael Chabon descrive così la protagonista della trilogia Queste oscure materie, che è composta da La bussola d’oro, La lama sottile e Il cannocchiale d’ambra. Questa ragazzina coraggiosa mi era entrata nella pelle. Volevo essere come lei, volevo anche io, come lei, avere un daimon, che è un’invenzione geniale di Pullman e metafora dai mille significati. Il daimon è il compagno inseparabile della vita di ogni essere umano, ha forma di animale ma è dotato di ragione e parola. Noi la chiameremmo anima. “Il legame con il daimon è fondamentale, essenziale, empatico e volte telepatico” continua Chabon. I daimon, nel mondo di Lyra, perché l’universo in cui si muove è popolato da mondi a cui si può accedere attraversando delle porte, possono cambiare forma di animale tutte le volte che vogliono quando si è bambini per poi stabilizzarsi quando si diventa adulti.

Lyra vive in un mondo fantastico governato da un regime teocratico dove le sue avventure si muovono al Jordan College di Oxford dove lei orfana ma nipote del potente Lord Asriel è cresciuta. Lord Asriel è intento a portare avanti oscure ricerche in merito ad una materia che al mondo governato da una teocrazia come quello di Lyra fa molta paura: la Polvere.

Le particelle di Polvere, che nel nostro mondo è Materia Oscura, sono dei pulviscoli che si appoggiano sugli esseri umani adulti e non sui bambini.

Alla Chiesa questa Polvere fa particolarmente paura perché identifica nei pulviscoli prodotti dalle aurore boreali il peccato originale.  Lyra tra streghe, incontri, avventure inizierà un viaggio, in compagnia dell’ateliometro, una bussola speciale in grado di dare risposte ad ogni domanda, tra i mondi alla ricerca della natura della Polvere in un mondo dove i bambini devono scappare perché vengono sacrificati- perché staccandoli dai loro daimon e dunque facendoli morire producono un’energia in grado di contrastarla- per combatterla. Una trama fitta e piena di rimandi alla scienza e alla fisica. Duemila pagine che, sfogliandole, ricordo a sprazzi. So di certo che ad un certo punto questa “Polvere” veniva ricollegata ad un’idea di consapevolezza. La polvere viene originata da una materia autoconsapevole ed è attratta dagli adulti perché in loro i corpi e le anime sono definiti. Nei bambini e negli adolescenti no.

Continuo a passare lo straccio. La polvere è lì, aspetta di essere rimossa. Là fuori il mondo crolla ma lei rimane qui, dentro, al sicuro.

Sorrido pensando che in fondo il fatto che la polvere non mi abbia mai dato così fastidio è stato grazie a questo libro, che è entrato nella mia vita ma me ne ero dimenticata.

La polvere della consapevolezza. La polvere che si appiccica sugli sguardi meno disincantati.

La polvere che altera i ricordi e li modifica. La polvere che contamina l’ambiente.

Ora sono ferma e posso levare la polvere. Dai libri, dagli scaffali, dalle mie spalle. Posso liberarmi, stando in attesa

Autore: Marta Perego

Giornalista, lettrice, curiosa

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