2 Aprile 2020

Le giornate trascorrono nell’eterno presente.

Mi alzo sempre più tardi con sempre meno energia, faccio sogni strani che mi fanno sorridere.

L’altra notte ero su un balcone di un piano alto di un palazzo. Arrivava un uomo credo su una macchina volante, mi chiedeva dei soldi. Non era un mendicante, ma un qualcosa di più simile a chi chiede le offerte in chiesa, quando da bambina mio papà mi metteva le 500 lire da infilare nel cestino. Mi guardo nelle tasche. Non ho soldi ma solo soprese dell’ovetto Kinder, gliele porgo. Ringrazia.

La mattina accendo la musica forte, eseguo gli esercizi dell’istruttrice pazza americana. Si chiama Kayla, ha i capelli castani e lunghi. Non mi sente ma io le parlo.

Quanti squat? 15

Burpees, salto la corda, addominali. Ma tu sei fuori di testa, Kayla, ho capito perché hai i muscoli così scolpiti- dico ad alta voce.

Dopo dieci minuti di musica dance e sudore, riprendo coscienza del mio corpo. Le endorfine iniziano a produrre effetti benefici che mi fanno sentire viva. Guardo il mio riflesso sul soffitto con le travi a vista. Ci sono, sono qui anche oggi. Ancora trenta minuti. Mi stanco, ma vado avanti.

Nelson Mandela correva sul posto per mezz’ora tutti i giorni quando stava in carcere. Io non sono in carcere. Io sono qui, nella mia casa. La ridefinisco, la osservo, sposto i libri, li spolvero. Rileggo, scrivo, preparo il set per le dirette di instagram. Oggi c’è il sole che entra dalla finestra, sarà più semplice .

La mattinata scorre in fretta, un giorno sì e un giorno no lavo i pavimenti. Faccio una lavatrice, sistemo la cucina. Pulisco la doccia a cui si sta staccando una porta.

Proprio adesso, mannaggia a te.

È un eterno presente, sì, dove le giornate si ripetono per lo più uguali, con le lancette dell’orologio che funzionano secondo regole diverse da quelle del “mondo di prima”.

Un eterno presente, con il cielo di Milano terso, le persone in coda nei supermercati con le mascherine, le videochiamate continue. Ho spesso il mal di testa. Qualcuno mi dice che è a causa degli schermi.

Un eterno presente che però cambia forma con velocità. Muta, dentro e fuori di noi. Le notizie si aggravano. Il virus si diffonde nel mondo. Appare inarrestabile e inafferrabile. I dati in Italia migliorano, ma con troppa lentezza.

Ormai è chiaro che nulla sarà come prima. Cosa sarà, non si sa. Chi saremo, non si sa.

Quando tutto questo finirà. Non si sa.

Quella “normalità” a cui saremmo voluti tornare è perduta e ora sta a noi definirne i contorni e i limite e capire da dove ripartire. Come cambiare in un mondo che certamente muterà modalità e strutture.

L’umanità si risveglierà migliore?

Diventeremo più buoni?

Finirà il capitalismo?

Supereremo la cultura del narcisismo?

Nessuno ha la risposta. Non ce l’hanno i capi dei governi, i medici, gli scienziati, i grandi economisti.

Non ce l’ho di certo io. Posso solo cercare di dare una forma a quello che succede dentro di me, cercando di acciuffare il mutamento degli stati d’animo. Analizzarlo, dargli una voce.

Lo scrittore svizzero Peter Bichsel, che ho sempre apprezzato perché amo la forma breve della scrittura, nella sua raccolta di elzeviri “Quando sapevamo aspettare”, con storie brevissime scritte nelle attese – aspettando i treni, il caffè al bar- definisce l’attesa come luogo ideale della concentrazione nella distrazione.

Che è una bella definizione di questo momento. In cui siamo in un presente rarefatto, dove dobbiamo stare, sì, ma nello stesso tempo attendere l’ignoto.

Mi sento concentrata e allo stesso tempo distratta.

Passo da momenti di forte creatività a situazioni in cui tutto si blocca e non riesco a fare nulla. Accendo una serie tv e non riesco ad entrare nella storia. Leggo una poesia, analizzo le parole, elaboro pensieri che poi dimentico poco dopo.

L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa cosí:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro

Rivedo la copertina di questo libro di poesie di Chandra Livia Candiani “La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore”..

Di lei sto leggendo Il silenzio è cosa viva, che è il suo racconto del suo rapporto con la meditazione. Chandra Candiani è una poetessa ma anche una traduttrice di testi buddhisti. Una donna che ha costruito nel silenzio la sua dimensione dell’esistenza.

Gli abbracci come spazi di carità. Gli abbracci come un territorio di benevolenza e incontro. Ora che non possiamo toccarci, ora che non ci possiamo abbracciare.

Ma in quello spazio invisibile tra me e gli altri c’è il significato, se mai si possa parlare di un senso, per me, di questo momento.

Che valore diamo agli altri?

Che valore hanno avuto gli altri per me?

Doveva salvarmi

Doveva volermi bene

Doveva aiutarmi

Mi ha lasciata sola

E io? Cosa facevo per salvare gli altri? Per non farli sentire soli? Per aiutarli?

Allungo le braccia e non posso toccare nessuno. Ma in questo spazio invisibile vedo tutto quello che ho sempre rimproverato agli altri: il mio egoismo.

I miei bisogni

La mia solitudine

I miei vuoti

Io.

Io.

Io.

Chiudo gli occhi. Ascolto il silenzio e provo a cambiare prospettiva

“Nessuno salva quella bambina spaurita”

Dice la mia psicoterapeuta. Possiamo solo accettare i nostri vuoti, guardarli, dargli una forma.

Quante volte avevo atteso che qualcuno colmasse i miei vuoti? Quante volte avevo provato rabbia verso chi non era in grado di offrirmi una cura?

E io quante volte avevo ignorato i segnali degli altri? Le richieste di aiuto? Quanti abbracci avevo lasciato sospesi quando potevamo ancora stringerci?

Autore: Marta Perego

Giornalista, lettrice, curiosa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.