L’Asinara, non solo un’isola

Ci sono luoghi dotati di energie misteriose, che rappresentano la somma tra natura e storie. Luoghi magici che esplodono nel cuore, che si raccontano senza farsi capire davvero.

Uno di questi luoghi è l’Isola dell’Asinara. Prima di andarci evocava nella mia testa l’immagine di un’isola carcere: un piccolo atollo con una prigione nel mezzo. Un luogo remoto che echeggia nella memoria: brigate rosse, boss della mafia, maxi processi. Non sapevo che fosse un concentrato di bellezza, mare cristallino, pesciolini e macchia mediterranea.

Facciamo ordine.

L’Asinara è stata sì, per tanti anni, un carcere. Un carcere durissimo di massima sicurezza, uno dei più noti e dei più temuti d’Italia. Ma sfatiamo delle false credenze: l’Asinara non è piccola. Sono 52 chilometri quadrati. Per muoversi da un punto all’altro dell’Isola ci vuole più di un’ora con un fuoristrada. I carceri sono 13, non solo uno, anche se il più famoso, Fornelli, quello di massima sicurezza campeggia con la sua struttura severa nel lato sud dell’Isola, affacciandosi verso l’isola piana e la sabbia bianca di Stintino.

Era il 1885 quando i 500 abitanti dell’isola, con le loro case nel bel borgo di Cala Oliva, discendenti da pescatori di Camogli che avevano sposato le figlie dei pastori sardi, furono costretti da Re Umberto I ad abbandonare l’isola in cui vivevano e lavoravano nella Tonnara.

Quell’isola sarebbe diventata una colonia penale agricola e una stazione sanitaria marina di quarantena che avrebbe fatto fronte all’epidemia di colera che si stava diffondendo in Sardegna e arrivava dal mare.

La colonia penale agricola significava un luogo, protetto dal mare, in cui i condannati non sarebbero solo stati reclusi, ma, i meno pericolosi, impiegati in attività agricole, allevamento, a volte anche impiegatizi (gestivano le Poste, per esempio). Durante il giorno guardie, condannati e liberi cittadini si confondevano sotto il sole dell’Asinara. I detenuti che di giorno svolgevano lavori per l’isola erano chiamati “sconsegnati”. Un modello illuminato e possiamo dire virtuoso grazie al quale nei primi del Novecento l’isola dell’Asinara si rese completamente autosufficiente.

Durante la prima Guerra mondiale divenne il confino di 25ooo soldati austro ungarici, ricordati ancora da una cappella e un ossario che contiene i resti dei 6 mila che lì perirorono.

Le cose cambiarono molto sull’isola a partire dagli anni ’70 quando venne considerata il luogo più adatto per accogliere criminali di alta pericolosità: terroristi e brigatisti.

“A metà degli anni Settanta i detenuti che “soggiornano” all’Asinara sono 500, di cui 120 obbligati alla reclusione coatta nel carcere di Fornelli, e 200 nella casa di lavoro all’aperto. I restanti 80 sono divisi tra Campu PerduTamburinoCala d’Oliva e Case Bianche, nomi delle diverse diramazioni del Carcere. Nello stesso periodo, due importanti generali visitano il carcere dell’Asinara, Carlo Alberto Dalla Chiesa e Giuseppe Galvaligi che affermano che il penitenziario è adatto a ricevere detenuti di maggiore pericolosità. Arrivano così all’Asinara molti detenuti provenienti da altri penitenziari, come il gruppo di 38 detenuti che proviene dal carcere di Messina. All’interno di varie carceri italiane scoppiano, in quel periodo, varie rivolte legate alle forti misure di sicurezza prese all’interno dei penitenziari, “in questi anni all’interno delle carceri italiane si respira un clima di grande tensione che sfocia molto spesso in sommosse e violente proteste dei reclusi”. Ma queste violente sommosse scoppiano anche per la presenza all’interno delle carceri, oltre che di “normali” detenuti e persone imputate di crimini legati ad organizzazioni criminali come la mafia e la camorra, di detenuti legati ad organizzazioni politiche come i brigatisti e i nappisti, accusati di aver trasformato lo scontro politico di quegli anni in scontro armato.” (fonte: SANNA, Martina, «Il carcere dell’Asinara : gli anni del supercarcere»)

Nel 1980 il carcere di Fornelli viene chiuso. Nel 1985, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone alloggiarono nella foresterie di Cala Oliva con le loro famiglie. Vennero portati lì per ragioni di massima sicurezza, dopo le minacce dalla mafia. Rimarranno 25 giorni concludendo i lavori del maxi- processo che sarebbe iniziato da lì a tre mesi, facendosi portare tutti i documenti utili e alloggiando lì con le loro famiglie.

L’ASINARA OGGI

L’Asinara oggi è un Parco nazionale. Non ci si può accedere in macchina. Solo in bicicletta, con un trenino che effettua l’escursione dell’isola, oppure con una visita guidata su fuoristrada, quella che ho fatto io, con Loredana, una ragazza di Sassari che ci ha raccontato con passione la storia e le meraviglie del posto.

Oggi l’Asinara è mare incontaminato e cristallino, 800 specie di piante vascolari (tra cui spiccano le endemiche Centaurea horrida, comunemente conosciuta come Fiordaliso spinoso, e il Limonium laetum, noto come Limonio dell’Asinara), animali che vivono in stato di libertà. Uno su tutti l’asino, presente anche nella versione particolarmente cucciolosa dell’asinello bianco

Un luogo da vivere e respirare assolutamente unico.

Autore: Marta Perego

Giornalista, lettrice, curiosa

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